Pensavo di saperlo
e invece
Bello, questo Substack. Ho iniziato a gironzolarci dentro e sto scoprendo che mi piace. C’è un gusto quasi antico in ciò che si trova qui: post e storie a parte, è il fatto che chi legge debba restituire tempo a se stesso. Due, tre, cinque minuti... non è lo scroll infinito dei social che ti scivola addosso e ti lascia solo sensazioni di vuoto.
Qui aspetti. Leggi, rifletti, ti fai un’idea. Ricorda i blog di una volta, l’attesa della puntata settimanale di una serie, o quel momento in cui entravi in un negozio di dischi cercando il CD della band che avevi scoperto su MTV. Forse è un ritrovo di vecchi nostalgici come i concerti di Neffa, o forse no è un piccolo passo indietro, ma con la consapevolezza di oggi.
Pensavo di sapere quanto valesse il tempo, ma questo modo di “newslettare” me lo sta insegnando di nuovo. Come pensavo di sapere cosa mi sarebbe aspettato dopo il ritiro dalle competizioni. La vita da ciclista professionista ti chiude in una bolla certo, tutto ruota attorno alla velocità, all’estremo e alla vittoria, ma pensavo di sapere com’è la vita fuori, nel mondo vero. O meglio, me lo immaginavo, ma non pensavo di riscoprire così a fondo certe sensazioni. Il tempo libero è aumentato a dismisura e con lui anche l’imbarazzo della scelta sul cosa e come farlo. La cura di se le serate in famiglia e con gli amici. La riscoperta di hobby o la scoperta di nuovi. I viaggi non più per gareggiare, ma per piacere. C’è anche un po’ di noia a volte, quella positiva che ti fa reagire e reinventare. Tutte situazioni che avevo prima di diventare professionista. Andare a mille all’ora mi è sempre piaciuto e non nego che ogni tanto mi smarrisco in questa lentezza, ma sto trovando la via.
Non è facile ci sta, ma il lato positivo in questo caso è che decidi tu dove andare. E mi piace come ci si deve mettere in gioco. 40 anni vissuti in un unico modo e tutto ad un tratto sterzare a 180 gradi è un grattacapo per tutti. Fa riflettere è da capire metabolizzare ed esplorare. Certo non fai più parte di un processo che ti porta a vivere quel tipo di adrenalina agonistica, ma nulla toglie che non ci siano altri modi per ottenerla. Trovare nuove motivazioni. Nella prima settimana da ex pro mi sentivo un pesce fuor d’acqua ed il manuale che mi ha salvato suggeriva questo ahahahah:
Manuale di Sopravvivenza per l’Ex Ciclista (Settimana 1) Ovvero: come non farsi arrestare o ricoverare nei primi sette giorni di libertà.
L’Outfit da Civile:
No, non puoi andare in banca in lycra integrale. Anche se è più aerodinamica per superare la fila, la gente guarda con sospetto chi mostra i muscoli sartori mentre chiede informazioni. Il casco non è un accessorio da aperitivo.
La Gestione dell’Energia: Se senti il bisogno di “scaricare”, non sprintare per superare la signora col carrello al supermercato urlando “Via via! Partitiii!”. Non è una fuga per la maglia gialla, è una potenziale denuncia per disturbo della quiete pubblica.
Il Peccato di Gola: Puoi mangiare un croissant senza sentirti un traditore della patria. Il tuo metabolismo brucia ancora come una fornace, ma la tua mente è rimasta ai 60 grammi di riso in bianco. Rilassati: un cornetto alla crema non distruggerà la tua aerodinamica sul divano.
La Conversazione: Prova a parlare di qualcosa che non sia il materiale del telaio o la pressione dei copertoncini. Esiste un mondo là fuori fatto di gente che usa la bici col cestino per andare a prendere il pane, senza controllare i battiti cardiaci.
Il Vuoto del Processo: Se ti ritrovi in cucina a cercare di pianificare l’esatta traiettoria per caricare la lavastoviglie con la stessa precisione con cui studiavi la planimetria di una cronometro, fermati. Non c’è un Direttore Sportivo che ti urla nelle orecchie via radio se metti i piatti nel verso sbagliato. Respira: il tuo “grande risultato” oggi è finire la giornata senza aver controllato la tua frequenza cardiaca a riposo ogni dieci minuti.
Soffro e probabilmente soffrirò ancora per un po’ di deformazione professionale. Ad esempio vedo una salita mentre guido o cammino ed immagino come sarebbe farla in bici. Che rapporti usare o dove alzarsi sui pedali o che velocità potrei fare. Ho ancora il ritmo e il pensiero sul cibo che avevo durante la vita da pro, durante la primavera sono carico come una molla pensando alla stagione delle gare che mi si addicevano di più. Sto migliorando eh tranquilli ahahah. La goduria più grande in questo momento di transizione è pedalare senza l’affanno del ritmo gara o delle ripetute dell’allenamento del giorno. Just Ride proprio, pedalare soltanto per il piacere di farlo, per la meravigliosa sensazione di endorfine a fine giro, del sole, del caffe lungo il tragitto, del piacere di condividere due chiacchiere in bici con chiunque abbia voglia di aria pulita, piano però con calma.
Substack mi da l’occasione per parlarvi in un altro modo in un modo più approfondito più vero e diretto. Visto che ora ho tempo potrò scrivervi quello che mi accade sperando di rallentare anche voi, farvi sorridere ed apprezzare il tempo un po’ più lento.



